La Ricerca di Dio
«Gioisca il cuore di chi cerca il Signore»
                                                       (Sal. 104 [105],3)


COME SI FA A CONOSCERE DIO?
Papa Paolo VI

Come si fa, come si fa a conoscere Dio? questa è la grande questione che tormenta lo spirito moderno. È questione antica quanto la storia dell’uomo; ma oggi è questione diventata tormentosa, perché il progresso della conoscenza umana ha reso più esigente il bisogno di dare a tale domanda una risposta soddisfacente rispetto alle abitudini della nostra mentalità, cioè alla nostra razionalità critica e scientifica e all’impiego conoscitivo della nostra esperienza sensibile. Ora si verifica il fatto che questo nostro progresso conoscitivo sembra incontrare, e in pratica incontra, maggiore difficoltà a giungere a Dio di quanto non incontrasse nel tempo passato, quando la conoscenza di Dio era ammessa e presupposta normalmente ad ogni forma di pensiero, mentre oggi la conoscenza di Dio non si pone come principio indiscusso, ma come conclusione finale del pensiero stesso; e arrivare a tale conclusione è difficile. Si direbbe che siamo diventati più intelligenti e più istruiti, e al tempo stesso meno religiosi, cioè meno capaci di arrivare a Dio.

IL VUOTO E LE DESOLANTI CONSEGUENZE DELL'ATEISMO MODERNO

Dovremo rinunciare a tale conquista? L’ateismo contemporaneo risponde: dobbiamo rinunciare. Questa risposta, che sembra così semplice, produce un vuoto tale nel pensiero e nella vita dell’uomo da suscitare tanti e tosi gravi problemi da turbare sia la fiducia nel pensiero stesso, sia il senso positivo della vita. Quelli che credono di poter fondare un umanesimo sull’ateismo in realtà diventano profeti d’un nichilismo, che rende dapprima tutto gratuito, instabile, irrazionale, e che supplisce a queste carenze con nozioni empiriche o insufficienti, con sistemi arbitrari e violenti, e poi con conclusioni pessimistiche, rivoluzionarie e disperate. E il grande assente, Iddio, diventa l’incubo di chi domanda al pensiero la verità. Troviamo nei letterati la testimonianza: «Dio mi ha tormentato tutta la vita», dice, ad esempio, un personaggio rappresentativo d’un celebre romanziere russo (Dostoiewski).

IL PIÙ ALTO INVITO ALLA UMANA MEDITAZIONE

Voi sapete che invece la Chiesa non rinuncia alla conquista di Dio. Diciamo: non nega alla mente umana la capacità di arrivare alla conoscenza di Dio; e notate: anche con la ragione, sebbene non senza fatica e con tante ombre. La Chiesa rimane ferma, anche se dovesse rimanere sola (cfr. Newman), nel rivendicare alla ragione questa suprema possibilità. Bisogna darle onore, almeno per questa difesa della ragione, quando tanto spesso si accusa la Chiesa d’oscurantismo, e di fideismo. La fede certamente ci dà di Dio una conoscenza ben più piena e per sé più facile; ma la fede stessa, afferma la nostra dottrina, non può prescindere dall’uso retto e forte della ragione. Il Concilio Vaticano I ha canonizzato, sotto questo aspetto,, la ragione naturale (cfr. Denz.-Sch. 3015 ss.).

Oh! quale campo sconfinato di studi! (cfr. l’opera tuttora valida di Garrigou-Lagrange, Dieu, Beauchesne, 1919). Non è certamente in questa sede che Noi ne varcheremo le soglie! Ci basta qui fare qualche modesta, ma non forse superflua osservazione. La prima è questa.

Quando noi ci poniamo la questione della conoscenza razionale di Dio dimentichiamo facilmente che tale questione è duplice; cioè noi ‘possiamo domandare alla virtù del nostro pensiero di dirci se Dio esiste; e a questa domanda, il nostro pensiero, se rimane fedele alle sue leggi, risponde: sì, Dio esiste; e ce ne dà la certezza; ma se noi domandiamo al nostro pensiero di dirci chi Egli sia, esso diviene molto timido e modesto, al punto di lasciarci insoddisfatti, e negando ciò che Dio non è e non può essere, e cercando di sublimare alcune nozioni proprie dell’Essere ci porta, sì, in alto, ma in una regione dove più è mistero che scienza, più desiderio che possesso. Chi sa volare, sulle ali della speculazione teologica e della contemplazione mistica, verso questo mistero, avverte d’appressarsi ad una pienezza spirituale, che supera le presenti condizioni della nostra vita temporale, e che tocca l’immortalità (cfr. Sap. 15, 3: «il conoscere Te è radice d’immortalità»; e Gesù ci dirà: «questa è la vita eterna, che conoscano Te solo vero Dio e Colui che Tu hai mandato, Gesù Cristo», Io. 17, 3). Nessun maggiore invito è offerto che questo all’umana meditazione (cfr. Lessius, De perfectionibus moribusque divinis, Lethielleux, 1912).

USARE BENE DELLA RAGIONE

Ritorna la domanda: come si fa a inoltrarci in sentieri così impervii? Ed ecco un’altra osservazione, anch’essa elementare, ma capitale: basta usare bene della ragione («secundum perfectum usum rationis», dice San Tommaso: II-IIæ, 45, 2). Cioè basta ragionare bene. E questo tutti, anche gli incolti, possono fare; anzi spesso le anime semplici, i fanciulli, la gente umile, i puri di cuore specialmente hanno una logica naturale più sana e conclusiva che non coloro che nello sviluppo della razionalità ne hanno violato, o dimenticato, certe esigenze. Oggi è proprio quello che succede a molti pensatori, che, contestando al pensiero certe sue leggi, certi suoi primi ed evidenti principi, non gli consentono d’oltrepassare i limiti entro i quali Dio non può essere raggiunto. Una conoscenza mortificata della verità non può comprendere la somma Verità, ch’è Dio. Qui sarebbe logico accennare alle famose cinque vie, sempre valide se bene comprese, che la teologia scolastica indicava come quelle che possono portare il pensiero ad una sicura, se pure oscura, conoscenza di Dio. Ma l’uomo d’oggi non ne vuole sentir parlare, anche se talora, senza forse accorgersi, in qualche modo le percorre queste vie, quella specialmente, la quinta, che rivela l’esistenza della necessità (cfr. Galileo, Dial. giorn. I) d’un ordine, d’una finalità, d’un pensiero nelle cose (cfr. Danusso); vie che conducono, oltre l’esperienza scientifica, a riconoscere in esse un’anteriore e interiore Presenza pensante e creatrice. 0 forse le percorre a ritroso per arrivare alla scoperta di ciò che manca alle cose, la privazione d’una propria ragione d’essere, una propria causa sufficiente (cfr. Sartre).

DIO «PRINCIPIO DELL’ESISTENZA RAGIONE DEL PENSIERO LEGGE DELL’AMORE»

V’è nei moderni, anche benpensanti, giovani specialmente, un diffuso timore che l’idea di Dio abbia ad oscurarsi e a dissolversi sotto la pressione della nuova mentalità, originata dal contatto scientifico del mondo e dal senso di forza e di libertà, che sembra derivare all’uomo sottratto dalla soggezione a principi assoluti e trascendenti (cfr. J. M. Aubert, Recherche scientifique et foi chrétienne). Ma questa crisi si può risolvere mediante una purificazione continua dell’idea stessa di Dio e del suo culto, quando si metta in rilievo quale veramente deve essere, un’idea sempre crescente, sempre necessaria, sempre feconda, sempre viva (cfr. Guardini, Le Dieu vivant); oppure anche quando si vogliano sottoporre a nuove analisi i procedimenti del nostro pensiero (cfr. B. Varisco, Dall’uomo a Dio, Cedam, Padova, 1939; De Lubac, Sur les chemins de Dieu, Aubier 1956). E si può risolvere anche in altro modo, spingendo logicamente il mondo materialista e ateo alle sue fatali conseguenze, che appellano finalmente a Dio per non cadere in mostruose e catastrofiche concezioni di pseudo-assoluti e di disumane forme di vita. Questo grido doloroso e stupito si dovrà levare un giorno verso Dio dal mondo moderno, fatto padrone delle cose e ad esse pesantemente schiavo; e sarà un giorno grande, di salute e di poesia, nel quale Dio apparirà quello ch’Egli è per noi, «principio dell’esistenza, ragione del pensiero, legge dell’amore» (S. Aug. Contra Faustum, 20, 7; P.L. 42, 372); l’eterno nuovo, il verbo silenzioso, la presenza invisibile, l’abisso gaudioso, il principio totale, l’Essere vivo.

Coraggio, Figli carissimi; non è impossibile, non è difficile; con un po’ di sforzo, da uomini veri, da cristiani umili, pensando lo cerchiamo Iddio, poi amando lo troviamo. Coraggio, con la Nostra Benedizione Apostolica.

Papa Paolo VI
(Mercoledì, 27 novembre 1968)



L'UOMO È «CAPACE» DI DIO

I.  Il desiderio di Dio

27  II desiderio di Dio è inscritto nel cuore dell'uomo, perché l'uomo è sta-
to creato da Dio e per Dio; e Dio non cessa di attirare a sé l'uomo e soltanto      355; l70l
in Dio l'uomo troverà la verità e la felicità che cerca senza posa:                          1718

       La ragione più alta della dignità dell'uomo consiste nella sua vocazione alla
       comunione con Dio. Fin dal suo nascere l'uomo è invitato al dialogo con
       Dio: non esiste, infatti, se non perché, creato per amore da Dio, da lui sem-
       pre per amore è conservato, ne vive pienamente secondo verità se non lo
       riconosce liberamente e se non si affida al suo Creatore.'

28  Nel corso della loro stona, e fino ai giorni nostri, gli uomini in molte-
plici modi hanno espresso la loro ricerca di Dio attraverso le loro credenze    843; 2566
ed i loro comportamenti religiosi (preghiere, sacrifici, culti, meditazioni.        2095-2109
ecc.). Malgrado le ambiguità che possono presentare, tali forme d'espressio-
ne sono così universali che l'uomo può essere definito un essere religioso:

       Dio creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta
       la faccia della terra. Per essi ha stabilito l'ordine dei tempi e i confini del loro
       spazio, perché cercassero Dio. se mai arrivino a trovarlo andando come a
       tentoni, benché non sia lontano da ciascuno di noi. In lui infatti viviamo, ci
       muoviamo ed esistiamo (At 17,26-28).

29  Ma questo «intimo e vitale legame con Dio» 2 può essere dimenticato.
misconosciuto e perfino esplicitamente rifiutato dall'uomo. Tali atteggia-           2l23-2128
menti possono avere origini assai diverse: 3 la ribellione contro la presenza
del male nel mondo, l'ignoranza o l'indifferenza religiosa, le preoccupazioni
del mondo e delle ricchezze,4 il cattivo esempio dei credenti, le correnti di
pensiero ostili alla religione, e infine la tendenza dell'uomo peccatore a na-
scondersi, per paura, davanti a Dio ' e a fuggire davanti alla sua chiamata.6
30  « Gioisca il cuore di chi cerca il Signore » (Sai 105,3). Se l'uomo può
dimenticare o rifiutare Dio, Dio però non si stanca di chiamare ogni uomo
a cercarlo perché viva e trovi la felicità. Ma tale ricerca esige dall'uomo tutto
lo sforzo della sua intelligenza, la rettitudine della sua volontà, « un cuore
retto » ed anche la testimonianza di altri che lo guidino nella ricerca di Dio.

       Tu sei grande, Signore, e ben degno di lode; grande è la tua virtù e la tua sa-
       pienza incalcolabile. E l'uomo vuole lodarti, una particella del tuo creato che
       si porta attorno il suo destino mortale, che si porta attorno la prova del suo
       peccato e la prova che tu resisti ai superbi. Eppure l'uomo, una particella del
       tuo creato, vuole lodarti. Sei tu che lo stimoli a dilettarsi delle tue lodi. per-
       ché ci hai fatti per tè e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in tè.

II.  Le vie che portano alla conoscenza di Dio

31   Creato a immagine di  Dio, chiamato  a conoscere e ad amare Dio.
l'uomo che cerca Dio scopre alcune « vie » per arrivare alla conoscenza di
Dio. Vengono anche chiamate « prove dell'esistenza di Dio », non nel senso
delle prove ricercate nel campo delle scienze naturali, ma nel senso di
« argomenti convergenti e convincenti » che permettono di raggiungere vere
certezze.

   Queste « vie » per avvicinarsi a Dio hanno come punto di partenza la
creazione: il mondo materiale e la persona umana.

32  II mondo: partendo dal movimento e dal divenire, dalla contingenza.
dall'ordine e dalla bellezza del mondo si può giungere a conoscere Dio come
origine e fine dell'universo.

      San Paolo riguardo ai pagani afferma « Ciò che di Dio si può conoscere è
      loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. Infatti, dalla creazione del
      mondo in poi. le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'in-
      telletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità »
      (Rm 1,19-20).'

      E sant'Agostino: « Interroga la bellezza della terra, del mare, dell'aria rare-
      fatta e dovunque espansa; interroga la bellezza del cielo... interroga tutte
      queste realtà. Tutte ti risponderanno: guardaci pure e osserva come siamo
      belle. La loro bellezza è come un loro inno di lode ["confessio"]. Ora, queste
     creature, cosi belle ma pur mutevoli, chi le ha fatte se non uno che è bello
      ["Pulcher"] in modo immutabile? ».9

33  L'uomo: con la sua apertura alla verità e alla bellezza, con il suo senso            2500
del bene morale, con la sua libertà e la voce della coscienza, con la sua aspi-  1730;1776
razione all'infinito e alla felicità, l'uomo si interroga sull'esistenza di Dio. In
queste aperture egli percepisce segni della propria anima spirituale. « Germe       1703
dell'eternità che porta in sé. irriducibile alla sola materia ».10 la sua anima
non può avere la propria origine che in Dio solo.                                                               366

34  II mondo e l'uomo attestano che essi non hanno in se stessi ne il loro
primo principio ne il loro fine ultimo, ma che partecipano all'Essere m sé.
che non ha ne origine ne fine. Cosi. attraverso queste diverse « vie ». l'uomo
può giungere alla conoscenza dell'esistenza di una realtà che è la causa
prima e il fine ultimo di tutto « e che tutti chiamano Dio ».11                                       199

35  L'uomo ha facoltà che lo rendono capace di conoscere l'esistenza di                50
un Dio personale. Ma perché l'uomo possa entrare nella sua intimità. Dio
ha voluto rivelarsi a lui e donargli la grazia di poter accogliere questa Rive-
lazione nella fede. Tuttavia, le « prove » dell'esistenza di Dio possono
disporre alla fede ed aiutare a constatare che questa non si oppone alla                159
ragione umana.

1 CONC. ECUM. VAT. II, Gaudium et spes. 19.
2 ibid.
3 Cf ibid., 19-21.
4 Cf Mt 13.22,
5 Cf Gen 3.8-10.
6 Cf Gio 1.3.
7 SANT'AGOSTINO, Confessiones. 1. 1. 1
8 Cf At 14.15.17; 17.27-28; Sap 13.1-9.
9 SANT'AGOSTINO. Sermones. 241. 2: PL 38. 1134.
10 CONC.  ECUM. VAT.  II, Gaudium et  spes.18: cf 14.
11 SAN TOMMASO D'AQUINO, Summa theologiae, I. 2. 3.

(CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA; Libreria Editrice Vaticana;
00120 Città del Vaticano; 1992)